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Scheda n. 6: l'amministrazione pubblica PDF Print E-mail
13-09-2007

Scheda n. 6

Gentili cittadini di Anpezo, Col e Fodom!
Per permettere una partecipazione consapevole e ben informata al referendum del 28 ottobre 2007, il Comitato Promotore ha curato la redazione di lettere informative, che riguarderanno via via i settori più importanti toccati da un eventuale passaggio alla regione Trentino-Alto Adige.
La presente lettera ha per argomento l’amministrazione pubblica locale nella provincia di Bolzano, con particolare riguardo all’ordinamento e finanziamento dei comuni, alle autonomie locali, al sistema di rappresentanza dei gruppi linguistici, la proporzionale, nonché al patentino di bi- e di trilinguismo. Questa scheda informativa è stata redatta dal dott. Carlo Willeit, ex-consigliere regionale e provinciale ladino (1993-2003) della provincia di Bolzano.

L’amministrazione pubblica locale nella provincia autonoma di Bolzano


Definizioni
Ancora venti anni fa la figura dell’ente locale pubblico, territoriale e non territoriale, era assai più definita e facilmente individuabile dall’ufficialità, rigidità ed uniformità degli ordinamenti, dalla formale costituzione dell’ente ed amministrazione delle competenze e delle risorse, mentre oggi le forme costitutive e gestionali sono talmente diversificate ed atipiche che risulta spesso difficile differenziare gli enti locali pubblici da quelli privati ed accomunare i primi in determinate categorie. La gamma spazia dai comuni, consorzi, unioni, istituti, dalle associazioni a società con capitale esclusivamente pubblico e concessionarie di servizi pubblici, amministrate da o con la partecipazione di amministratori pubblici.
In questa scheda informativa non posso rivolgere l’attenzione a tutti questi enti, ma desidero soltanto sottolineare la loro presenza ed importanza nel tessuto collettivo odierno.
Accanto ai 116 comuni in provincia di Bolzano annoveriamo fra gli enti pubblici locali un buon numero di consorzi fra enti anche diversi e per servizi vari, per lo sviluppo, per l’ambiente, per la fornitura, lo smaltimento e la riconversione delle risorse, per l’energia, per il trasporto, per la telecomunicazione… Annoveriamo inoltre vari istituti culturali, di formazione e di ricerca, annoveriamo l’azienda sanitaria con i suoi 4 comprensori (ex USL), annoveriamo l’istituto per l’edilizia sociale IPES ecc. Questi enti e vari altri, nonché i fornitori anche privati dei principali servizi pubblici sono confrontati con gli ordinamenti e le strutture del sistema autonomo provinciale, in primo luogo con le regole della proporzionale e del plurilinguismo.
 
Autonomia
Per misurare il grado di autonomia degli enti pubblici locali nei confronti della provincia, della regione e dello stato non basta richiamare le varie riforme costituzionali ed istituzionali dell’ultimo ventennio nonché la disciplina statutaria degli stessi enti locali apparentemente esenti da controlli esterni, ma occorre in primo luogo rivolgere l’attenzione all’autonomia regionale e provinciale del Trentino Alto Adige. Questa non è soltanto cresciuta in 60 anni, ma ha trasformato sostanzialmente le due province di Trento e Bolzano in due regioni a statuto speciale. Il processo di trasformazione della regione in due province autonome è iniziato con il secondo statuto d’autonomia dell’anno 1972 e si è compiuto recentemente con il trasferimento della quasi totalità delle competenze legislative ed amministrative dalla regione alle province e con la separazione degli ordinamenti delle due province. La regione è ormai un quadro federale delle due province, governato dalle due province e dotato di compiti e mezzi assai limitati, fra cui l’ordinamento dei comuni, il sostentamento delle minoranze linguistiche e dell’integrazione europea, nonché i giudici di pace. Ogni provincia ha il suo consiglio provinciale eletto secondo la propria legge. Il bilancio regionale non raggiunge il 10 % di quello provinciale. Le competenze provinciali sono assai vaste; esse superano senz’altro quelle delle regioni a statuto ordinario.
Se il rapporto della provincia autonoma di Bolzano con lo stato e con la regione è alquanto ben definito, quello con le amministrazioni locali non si può considerare ne definito ne assestato. Nei panni sostanziali di regione la provincia dovrebbe trasferire maggiori competenze amministrative ai comuni (anche in ossequio al principio costituzionale) ma nei panni di provincia e per autorizzazione esplicita dello statuto può conservare e conserva buona parte della competenza amministrativa nelle proprie mani. La questione è tuttora aperta, anche se negli ultimi anni è stato effettuato qualche trasferimento di competenze nei settori del commercio, dell’urbanistica, delle funzioni sociali e culturali ed altri dalla provincia agli enti locali.
 
Competenze
Distinguere le competenze provinciali da quelle comunali e di altri enti locali non è facile in mancanza di una separazione formale generale e a causa delle numerose situazioni di concorrenza e promiscuità. Per capire meglio la situazione basta fare qualche esempio:
1) la provincia fa il suo piano generale di sviluppo e i piani di settore; il comune approva nel rispetto dei piani provinciali i suoi piani urbanistici generale e di attuazione soggetti in buona parte ancora ad approvazione da parte della provincia;
2) la provincia approva e finanzia i maggiori lavori pubblici comunali; ovviamente anche il comune fa la sua parte di iniziativa, progettazione, esecuzione;
3) taluni istituti sono formalmente autonomi, decidono in proprio sull’organizzazione e l’attività da svolgere, ma il personale e le finanze vengono gestite dalla provincia;
4) altri enti viceversa sono provinciali, ma funzionano come enti locali autonomi.
In linea generale si può dire che i comuni in provincia di Bolzano hanno funzioni e competenze assai simili a quelle tradizionali dei comuni del resto d’Italia, ma che sono caratterizzate anch’esse dalla specificità dell’ordinamento autonomo provinciale e da uno stretto rapporto di collaborazione e di coordinamento con la provincia. L’ordinamento dei comuni è di competenza esclusiva della regione. Le indennità degli amministratori comunali sono alquanto superiori che altrove. Ovviamente sono state introdotte, con i propri adeguamenti, le innovazioni istituzionali nazionali riguardanti l’autonomia statutaria, l’elezione del sindaco, la distribuzione interna delle competenze, le procedure amministrative, i controlli… (aspetto interessante: gli amministratori non hanno rinunciato agli atti gestionali in favore degli impiegati). I comuni e gli altri enti locali utilizzano in toto l’assistenza informatica e la consulenza amministrativa e contabile delle loro associazioni o delle agenzie provinciali.
Per conoscere meglio le funzioni è opportuno sfogliare il bilancio od il rendiconto di un comune piccolo, medio, grande. In questa sede ci limitiamo a riportare l’ammontare dei bilanci di previsione 2007 dei comuni badiotti vicini di Ampezzo, Col e Fodom: Comune di Marebbe: 5.537.521,00 €; Comune di San Martino in Badia 3.057.000,00 €; Comune di La Valle 3.159.410,00 €; Comune di Badia: 7.980.648,00 €; Comune di Corvara 6.523.762,00 €.
Richiamiamo anche il fatto che la popolazione dei comuni ladini dell’Alto Adige è in continuo aumento, come dimostra un confronto tra i dati odierni e quelli degli ultimi 4 censimenti (esemplifichiamo con i comuni della Val Badia):

 Abit. 1971Abit. 1981Abit. 1991Abit. 2001Abit. 2007
Marebbe2.3772.4132.5742.6822.828
San Martino1.3741.4271.4951.6901.731
La Valle1.0691.1431.1991.2321.263
Badia2.2712.5752.7223.0153.241
Corvara9511.1831.2361.2661.270

Il finanziamento dei comuni
Le entrate proprie dei comuni sono note: ICI, pubblicità, addizionale su IRPEF-IRPEG e energia (se introdotta), patrimoniali-vendite ed affitti, contributi edilizi, di costruzione ed urbanizzazione, corrispettivi (tasse) per forniture e servizi (acqua, gas, energia, rifiuti..). Tutte le altre entrate provengono dal bilancio provinciale, nel quale debbono entrare le assegnazioni dello stato (il 90% delle imposte riscosse in provincia) e dell’Unione Europea. In base alla legge provinciale sulla finanza locale ai comuni spetta un (non meglio definito) finanziamento adeguato per l’esecizio delle loro funzioni. Il finanziamento effettivo complessivo e la sua distribuzione fra i comuni ed i comprensori comunali avviene in base ad apposita contrattazione fra il presidente della provincia ed un’apposita delegazione dei comuni. L’ultimo accordo del 2004, valevole per tre anni, assegna ai comuni il 13,5 % delle entrate correnti del bilancio provinciale annuale. Queste entrate ammontano attualmente a circa 3 miliardi di Euro (il bilancio provinciale intero è di 6 miliardi di Euro) ed il 13,5 % ammonta a 400 milioni di euro da attribuire ai comuni per le seguenti finalità e nella seguente misura:
1) contributo fisso pro capite di residenti di ciascun comune (quasi il 60% delle assegnazioni);
2) contributi per l’ammortizzazione di mutui per lavori pubblici (quasi il 20% delle assegnazioni);
3) contributi per investimenti (ca. 20% delle assegnazioni);
4) contributi minori perequativi per piccoli comuni, per reti ciclabili intercomunali e per l’uso della lingua ladina nei comuni ladini.
Per il comune l’entrata contributiva provinciale più consistente è certamente la quota pro capite, diversa a seconda della grandezza demografica dell’ente (fino a 10.000 abitanti 440 € pro capite, fra 10000 e 30000 abitanti 483 € e sopra 30000 abitanti 591 € – sempre per numero di residenti). La quota riservata agli investimenti viene ripartita in base a programmi approvati e criteri di preferenza. È evidente che il margine di discrezionalità in questo caso è maggiore. La quota per l’ammortamento di mutui (per di più contratti con la Banca Depositi e Prestiti o con qualche fondo di rotazione regionale) viene assegnata in relazione ai lavori approvati ed ai prestiti consentiti. Misure e modalità del contributo sono disciplinate dalle leggi provinciali di settore. Il solo contributo perequativo per un piccolo comune varia fra 40.000 e 90.000 €.
L’accordo finanziario è accompagnato dall’abituale patto di stabilità e risparmio che riguarda l’assunzione di personale, il saldo fra entrate e spese correnti ed i mutui. Fra le assegnazioni provinciali ai comuni figura anche una quota percentuale dell’IRAP. Chi desidera conoscere meglio le risorse finanziarie di un comune o di un altro ente locale può ancora una volta visionare i rispettivi bilanci e consuntivi.
 
Proporzionale e bi-trilinguismo
Come uno dei pilastri dell’autonomia viene generalmente considerato il particolare meccanismo di tutela delle minoranze linguistiche che va sotto il nome di „proporzionale“ –sottinteso: „ regola proporzionale“.
Trattasi della ripartizione degli organi amministrativi pubblici, del personale degli enti pubblici e dei principali fornitori di servizi pubblici, nonché dei mezzi pubblici di assistenza sociale e per lo sviluppo culturale in proporzione alla loro consistenza fra i tre gruppi linguistici italiano, tedesco e ladino. Attraverso questa ripartizione si vuole garantire la giusta partecipazione di ogni gruppo all’amministrazione, al lavoro (le amministrazioni pubbliche ed i servizi di interesse pubblico occupano ca. il 30 % dell’intero mercato del lavoro in provincia), all’assistenza sociale e culturale. Ne sono coinvolti l’apparato pubblico nonché i maggiori pubblici servizi presenti in provincia (stato, regione, provincia, enti locali, poste, ferrovie, e vari altri enti). Se applicata correttamente, con gli opportuni adeguamenti, la regola proporzionale è ancora oggi la garanzia di tutela più efficace delle minoranze e dei gruppi linguistici, sopratutto per i gruppi ladino ed italiano. Ciò che appare una limitazione diventa un’opportunità, una garanzia proprio per i più deboli. È tuttavia necessario che ogni gruppo segua l’applicazione pratica della regola per conto proprio, in quanto essa è soggetta a deroghe e comunque a modulazione a seconda della composizione degli organi, del numero e del livello del personale, del tempo e modo di assunzione, della necessità dei servizi, contributi e delle agevolazioni, della distribuzione territoriale…
La proporzione riservata ai singoli gruppi è generalmente commisurata alla loro consistenza demografica sul territorio di un ente, ossia sul territorio in cui un ente svolge la sua funzione A livello provinciale e per l’ente provincia la ripartizione proporzionale corrisponde alla consistenza dei tre gruppi accertata con dichiarazione ed aggregazione (di chi non è italiano, tedesco o ladino) all’ultimo censimento (2001) che è la seguente: 69,15% tedeschi, 26,47 % italiani e 4,37 % ladini. Negli otto comuni ladini la percentuale del gruppo ladino va dal 82 % (Ortisei) al 97 % (La Valle). Le amministrazioni locali dello stato, la provincia e talune aziende di servizi (poste, ferrovie, INPS…) seguono la proporzionale provinciale, i comuni, i comprensori, i vari consorzi, le aziende seguono la proporzionale commisurata al loro territorio di appartenenza o di competenza. Esistono anche altri modi di riferimento quali la composizione degli organi elettivi per quelli esecutivi o addirittura l’appartenenza ad un determinato gruppo per un determinato ente (istituti-commissioni che operano per un gruppo soltanto). Ripeto per motivi di chiarezza, che la proporzionale riguarda anzitutto i consigli, le commissioni, l’assunzione del personale, la costruzione, la ristrutturazione e l’affitto della prima casa, i contributi per le attività e gli investimenti culturali, altri sussidi.
Il bi- e trilinguismo è il secondo e forse il più robusto pilastro dell’autonomia provinciale e locale. Esso consiste nell’obbligo di conoscere ed usare 2 rispettivamente 3 lingue (l’italiano, il tedesco e nell’area ladina il ladino) nella pubblica amministrazione e nel diritto della popolazione di usare la propia lingua madre nei confronti della pubblica amministrazione. Lo stesso obbligo-diritto riguarda i concessionari di servizi di pubblico interesse. Esiste una gamma di mezzi e strumenti di sostentamento del bi- e del trilinguismo, oltre alle scuole di ogni ordine e grado: corsi di preparazione all’esame per il patentino, corsi o apprendimento della lingua all’estero, traduzioni gratuite, indennità di seconda e terza lingua, sussidi al sistema di informazione e radiotelevisivo… Apposite norme regolano normalmente le situazioni di aggregazione di nuovi enti, uffici e servizi con il rispettivo personale alla provincia o ad enti locali della provincia.
 
I ladini nel quadro dell’autonomia e l’iniziativa di aggregazione di 3 comuni ladini della regione Veneto alla provincia di Bolzano
Per descrivere bene l’inserimento della minoranza ladina, in loco identificata con il gruppo linguistico ladino, nel sistema autonomistico dell’Alto Adige bisognerebbe scrivere un libro. In questa sede devo pertanto limitarmi a poche considerazioni.
Nel sistema autonomistico di Bolzano governa la grande maggioranza del gruppo tedesco con la SVP, il gruppo italiano reclama dallo stato la sua valenza paritaria, i ladini sono il gruppo più piccolo. È fuori di qualsiasi dubbio, che l’aggregazione dei tre comuni ladini di Livinallongo del Col di Lana, di Colle Santa Lucia e di Cortina d’Ampezzo alla provincia di Bolzano comporterebbe un notevole rafforzamento della componente ladina in questa provincia e della comunità ladina intera; non altererebbe affatto il sistema autonomistico, ma gioverebbe ad un miglior equilibrio fra i tre gruppi.
Se è vero che l’apparato stato, con le sue regioni e province, è qui per la gente e non la gente per esso, scelga e decida liberamente la gente dove vivere e convivere. È auspicabile che nella scelta prevalgano l’affinità storico-culturale, l’omogeneità sociale ed economica e la continuità territoriale dell’area ladino dolomitica. La condizione primaria di sopravvivenza e di sviluppo di una minoranza è la sua coesione, la sua unità culturale e sociale. Questa unità è fortemente limitata, quasi impossibile ove la comunità è divisa politicamente ed amministrativamente in regioni e province con ordinamenti, strutture ed interessi diversi.
 
Quali vantaggi per Ampezzo, Col e Fodom?
La domanda, in quale delle due realtà amministrative e sociali, quella veneto-bellunese o quella bolzanina, i comuni di Cortina d’Ampezzo, di Colle di Santa Lucia e di Livinallongo del Col di Lana si inseriscano meglio, è legittima ma non l’unica importante. Ne di qua ne di là del Falzarego e del Campolongo piove la manna dal cielo, ma da entrambi le parti occorre conquistarsi il benessere, anche a scanso di qualche sacrificio o maggiore impegno. Che le condizioni dell’ente pubblico in termini di competenze e finanze siano più favorevoli nella provincia autonoma di Bolzano con 500.000 abitanti che non nella regione Veneto con 4.500.000 abitanti è fuori dubbio.
Non voglio fare confronti fra situazioni migliori e peggiori in questa e quella realtà, ma mi limito a mettere in risalto alcuni settori amministrativi e sociali che ritengo particolarmente efficaci in Alto Adige. Trattasi a mio avviso dell’agricoltura, dei servizi sociali e della cultura popolare. Questi settori sono meno visibili delle infrastrutture, dell’economia, dei trasporti ecc., ma riuscire a mantenere sui pendii più scoscesi i piccoli masi e con essi la popolazione rurale, evitando spopolamenti e squilibri sociali ed ambientali è cosa egregia; coprire il territorio con una rete capillare di servizi pubblici e privati a favore delle classi più bisognose è impresa altrettanto difficile; al terzo posto in termini di efficienza amministrativa e valenza organizzativa va collocata la cultura popolare, intesa non solo in senso stretto culturale di bande musicali, cori,centri culturali ecc., ma in senso lato di organizzazione propria, locale, socio-culturale, di assistenza, di sicurezza, di sviluppo. Certamente questa cultura popolare comporta un maggiore dispendio di mezzi ed energie, ma giova alla conservazione dell’identità e della dignità delle persone e delle loro comunità.
È superfluo aggiungere che la componente ladina, ma anche quella italiana usufruiscono delle misure di tutela particolare previste dall’autonomia provinciale e regionale del Trentino Alto Adige/Südtirol a favore delle minoranze e dei gruppi linguistici.
 
Esempi di amministrazione locale e provinciale (queste mini-schede verrano approfondite ulteriormente nella scheda nr. 10)
Acquedotti

L’ acqua è essenzialmente pubblica e fa parte del demanio idrico provinciale. La provincia ne detiene dunque la competenza legislativa ed amministrativa. Le vecchie sorgenti e derivazioni private sono state riconosciute su apposita domanda; qualsiasi uso nuovo è soggetto a concessione. La fornitura di acqua potabile avviene al 90% a mezzo di acquedotti pubblici o di interesse pubblico (comunali, intercomunali, consorziali, frazionali). Accanto a questi (ca. 500) ne troviamo ca. 1000 privati minori. Ancor più marcata è la presenza pubblica comunale e consorziale, nonché comprensoriale per quanto riguarda le fognature e gli impianti di depurazione, anche se la gestione è in mano a società (a quote o capitale pubblico appunto).
 
Demanio alpino e forestale
Anch’esso è provinciale ed è amministrato da apposite aziende provinciali. Vi fanno parte ca. 5000 ettari di bosco e 70.000 ettari di inproduttivo. I ca. 300.000 ettari di superficie boschiva sono proprietà privata, collettiva privata, comunale-frazionale e del fondo diocesano DIUC.
 
Maestri di sci e scuole di sci
Disciplina: LP del 2001 e regolamento del 2004. Trattasi di una disciplina assai dettagliata a garanzia e a protezione della categoria professionale. Sono prevsti l’iscrizione ad un apposito albo provinciale degli assistenti e dei maestri di sci di ogni tipo, la formazione teorica e pratica, l’esame di idoneità, l’obbligo di aggiornamento e forme di autodisciplina ed autocontrollo. Sono prescritte condizioni particolari per l’apertura di scuole di sci che non devono avere meno di 7 insegnanti. Da sapere: dei 1800 maestri di sci sudtirolesi quasi la metà è dislocata nelle due vallate ladine di Badia e Gardena (Plan de Corones ed Alpe di Siusi compresi).
 
Caccia e pesca
È di competenza provinciale. Persistono per la caccia le vecchie riserve comunali (144) accanto ad una cinquantina di riserve private minori ed alle zone di protezione (parco nazionale dello Stelvio e oasi demaniali). L’amministrazione è ripartita fra ufficio provinciale ed associazione provinciale dei cacciatori. Il danno alle colture viene in parte risarcito; per incidenti stradali, almeno fino a poco fa, non esisteva ne assicurazione ne previsione di risarcimento da parte della Provincia. Questa però è stata più volte obbligata al risarcimento in base a condanne giudiziali.
 
Case per anziani
Bisogna distinguere fra case albergo per anziani autosufficenti ancorché ammessi all’assistenza domiciliare, e le case di riposo, i centri di degenza e di assistenza diurna. Le prime sono di tipo sociale agevolato e sono costruite e gestite da comuni, fondazioni, istituto provinciale per l’edilizia sociale. Le seconde fanno parte delle strutture socio-sanitarie e rientrano generalmente nella competenza dei distretti socio-sanitari (che a loro volta fanno parte dell’Azienda sanitaria e dei comprensori comunali), ma possono anche appartenere a comuni e fondazioni da cui sono amministrate.
 
Per facilitare la lettura di queste poche pagine a chiunque, ho evitato il riferimento a fonti formali. Per un ulteriore approfondimento della materia, si possono consultare i seguenti siti internet ufficiali:
http://www.provincia.bz.it/index_i.asp - Sito della Provincia autonoma di Bolzano
http://www.consiglio-bz.org/ - Sito del Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano
http://www.provinz.bz.it/aprov/giunta-provinciale/saluto.htm - Sito della Giunta provinciale di Bolzano
 
Per le competenze locali, si possono consultare come esempio i siti dei comuni ladini dell’Alto Adige. Ne indichiamo alcuni a mo’ di esempio:
http://www.comune.selvadivalgardena.bz.it/ - Sito del Comune di Selva Valgardena
http://www.comune.ortisei.bz.it/ - Sito del Comune di Ortisei
http://www.comunbadia.it/ - Sito del Comune di Badia
http://www.comune.marebbe.bz.it/ - Sito del Comune di Marebbe

 
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La Usc di Ladins


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